Home Recording Low Cost: Guida alla Chitarra Digitale su Linux

Pubblicato da TheJoe il

Tempo di lettura stimato: 8 minuti

Oggi parliamo di un aspetto molto sentito da tutti i musicisti, soprattutto i non professionisti. Da sempre cerchiamo il compromesso perfetto tra la qualità e il costo, con risultati molto variabili a seconda di ciò che ci procuriamo a livello di hardware e software.

Se vuoi saltare il blocco relativo alla storia del sound design clicca qui.

In 25 anni (sono vecchio) ho visto la scena cambiare più volte e anche se ora sembra che siamo arrivati alla “perfezione” in realtà credo che ci siano ancora margini per esplorare altri orizzonti e chissà dove arriveremo in futuro. Ma prima di parlare del futuro vediamo come siamo fin qui. Vi parlo della mia esperienza.

Dal campionatore al modeler (2006 – 2011)

Quando ho iniziato a suonare, 25 anni fa, il digitale tentava di affacciarsi al mondo della musica in modo molto timido. In quegli anni ricordo che il mio insegnante si portava in giro un Line 6 POD: un simulatore di amplificatori (campionatore) che al mio orecchio risultavano molto fedeli, ma in genere in quegli anni era ancora considerato “finto” dai puristi.

  • In quegli anni esce anche Fractal Axe-Fx, che a differenza del POD modellava il comportamento di ogni singolo componente elettronico (modeler) e veniva meglio tollerato dagli affezionati all’analogico.
  • Vengono introdotte anche le IR (Impulse Response), dei veri simulatori di cassa che restituiscono un suono molto fedele alle casse “registrate”, anche se in questi anni è ancora molto difficile trovarli nei prodotti di consumo (non “pro”).

Il profiling (2011 – 2015)

Per anni Fractal è stata leader in questo campo, ma nel 2011 un’azienda tedesca inventa un nuovo approccio: il profiling.

  • Kemper Profiling Amp (2011). Questa tecnologia non cerca di imitare un amplificatore, ma ne scatta una “fotografia” virtuale (dell’ampli e degli effetti collegati). In molti hanno visto nel Kemper l’opportunità di lasciare a casa gli amplificatori e portare un solo dispositivo che li “contenga” tutti e il successo è stato enorme.

Tante lucine colorate (2015 – 2020)

Questo periodo è stato più una transizione in cui le aziende si sono per lo più concentrate sulla riprogettazione dei dispositivi già ingegnerizzati.

  • Line 6 Helix (2015). Ha integrato un bel pannello touch colorato con il quale poter muovere intuitivamente i pedali nella catena del suono. Dei piccoli display sopra ad ogni pedale che richiamano visivamente l’effetto assegnato completano il design. Niente di rivoluzionario, ma un bel passo avanti nell’usabilità del dispositivo.
  • Eventide crea degli ottimi e complessi algoritmi riverbero e delay e li impacchetta dentro a pedali singoli. In questo modo si ritagliano uno spazio importante nelle pedaliere ibride dei chitarristi.

L’Intelligenza Artificiale (2020 – oggi)

Oggi, complici le CPU più performanti e ottimizzate, ci è permesso l’utilizzo della IA e del Machine Learning sui dispositivi portatili.

  • Neural DSP e Quad Cortex (2020). Viene introdotto il concetto di “neural capture”: l’utilizzo di reti neurali per replicare la dinamica di un amplificatore o di un pedale. Una precisione mai vista in precedenza che cattura immediatamente l’attenzione del chitarrista.
  • Democratizzazione. Se nel 2006 avessimo speso 2000 euro per un rig, avremmo sicuramente portato a casa attrezzatura pro / semi-pro avanzata e disporremmo del top dei suoni presenti sul mercato. Oggi ne bastano 200. In questa fascia di prezzo troviamo pedali come Mooer o NUX, o addirittura alcuni plugin per PC (dal costo ancora inferiore) capaci di avvicinarsi così tanto al rig analogico da essere praticamente indistinguibili.

La sfida oggi non è più sulla qualità del suono (onestamente indistinguibile), ma dalla facilità / completezza dell’interfaccia, dalle opzioni di routing del suono e soprattutto dal gusto personale.

Va bene, ma come registro la mia chitarra in casa?

Ed è proprio in virtù della “democratizzazione” del suono che scrivo questo articolo. La domanda è: “è possibile creare un home studio per registrare la propria chitarra con una buona qualità e con dei suoni di qualità? Se volessi spendere il meno possibile quanto dovrei spendere?”.

Tolto il costo della chitarra e del computer (che immagino tu abbia, visto che hai cercato questo articolo) vediamo insieme cosa acquistare e quanto spendere:

  • interfaccia audio USB (uso una Bomge U202) | Circa 50,- EUR.
  • cavi (anche un solo cavo da 3 / 5 metri per stare comodi) di buona qualità | 20,- EUR.
  • le cuffie non sono indispensabili, ma caldamente consigliate | 15,- EUR.

Certo, la scheda USB che sto usando non è il massimo in termini di qualità, ma vedremo alla fine cosa sono riuscito a tirare fuori.

Software: il sistema operativo

Per iniziare dobbiamo scegliere un software adatto al nostro scopo, partendo dal sistema operativo. La scelta più semplice per un utente che si affaccia al mondo dell’home recording ricade quasi sempre su Ubuntu Studio e, benché io non sia un grande fan di questo S.O. in particolare, riconosco che la semplicità di configurazione e di utilizzo si adatti alle abitudini di una grande platea di utenti. Non mi soffermerò sull’installazione di Ubuntu Studio, il web è pieno di tutorial.

Un paio di consigli che ti eviteranno perdite di tempo successive:

  • evita di virtualizzare Ubuntu Studio all’interno di un sistema diverso,
  • se non vuoi liberarti dal tuo sistema principale (ad esempio Windows) installa Ubuntu Studio in dual boot (cerca anche questo su internet).

Software: il simulatore di effetti

Per simulare gli effetti avrei potuto consigliare carla, rakarrack, guitarix, ardour con i plugin in catena… Tutti programmi e approcci più che validi, ma poco intuitivi. Ho scelto invece MOD Desktop per la facilità d’uso, la possibilità di effettuare routing complessi e l’immediatezza visiva dell’interfaccia grafica. Praticamente è una pedalboard virtuale.

Hardware: la scheda audio

Ho consigliato una scheda audio USB molto economica perché “class compliant” (significa che viene riconosciuta automaticamente da Linux senza software aggiuntivi). Ne puoi trovare sicuramente di più economiche, ma sotto questa soglia corriamo il rischio che il processore della scheda non riesca a “reggere” 48kHz. In quel caso potremmo incorrere in diversi problemi: ritardi, fruscii, ronzii, roba che vogliamo evitare. Con questa abbiamo 2 ingressi e 2 uscite, oltre a un’uscita ausiliaria per le cuffie con volume dedicato, la possibilità del direct monitoring, eventuale alimentazione phantom qualora volessi collegare un microfono e registrare la voce e la chitarra contemporaneamente, oppure registrare la chitarra attraverso il rig virtuale di MOD Desktop nell’ingresso 1 e un amplificatore vero microfonato nell’ingresso 2. Insomma… questa soluzione benché economica ci da un certo grado di libertà.

Guarda qui:  Stampa in serie di indirizzi da un database con OpenOffice Writer e Base

Ora iniziamo con i collegamenti. Colleghiamo nell’ordine:

  • Chitarra: colleghiamola all’ingresso 1 e premiamo l’interruttore “Line / Inst” per adattare l’impedenza della chitarra alla scheda (se fosse un microfono questo interruttore andrebbe rilasciato).
  • Computer: colleghiamo la scheda audio al PC con il cavo USB in dotazione.
  • Monitoraggio: colleghiamo le cuffie all’uscita “phones” della scheda e disattiviamo il “direct monitor”. Vorremo sentire il suono “wet” (effettato) provenire dal computer, non il “dry” che proviene dalla chitarra senza effetti.
  • Controllo picchi: alziamo il potenziometro del volume sulla chitarra, diamo una pennata e iniziamo ad alzare il volume relativo al canale 1 sulla scheda audio. Quando il led di controllo diventa rosso abbiamo alzato troppo. Dobbiamo tenerci al di sotto e non farlo mai accendere, quindi regoliamo il volume di conseguenza.

Software: configuriamo Ubuntu Studio

Per nostra fortuna Ubuntu Studio è già configurato e ottimizzato per farci lavorare serenamente con applicazioni audio. Il kernel è real-time (da priorità ai processi audio) permettendoci di suonare con ritardi impercettibili dall’orecchio umano.

Il software di Ubuntu Studio che si occupa di impostare i valori globali ai quali vogliamo lavorare è “Studio Controls”. Aperto il software dobbiamo selezionare la scheda USB e impostarla come “master device”.

Tra le cose da configurare ci sono il Sample rate, i Frame / Period e i Periods / Buffer. La nostra scheda e il software MOD Desktop ci consigliano di impostarli così:

  • Sample rate: 48kHz (richiesto da MOD e supportato dalla scheda,
  • Frame / Period: 128 o 256.

Con i Frame / Period dobbiamo un po’ “giocare”. Più è basso quel valore, più bassa sarà la latenza, più naturalmente suoneremo. Il rovescio della medaglia è la CPU che sarà costretta a calcoli sempre più rapidi e verrà messa sotto sforzo. Diciamo che se riusciamo ad attenerci ai valori indicati possiamo ritenere di aver raggiunto un buon equilibrio tra carico CPU e latenza accettabile.

Software: scarichiamo e installiamo MOD Desktop

Di MOD Desktop ho già parlato qualche articolo fa, ma il succo del discorso è la possibilità di attivare una quantità di plugin LV2 tutti dotati di interfaccia grafica, orientati all’utilizzo immediato. Siano essi effetti o simulatori DSP, o IR loader, il MOD Desktop ci offre la possibilità di attivarli uno ad uno e di creare routing anche complessi con la facilità di un drag ‘n drop. In pratica colleghi gli effetti con cavi jack virtuali come se avessi i pedali fisici sul pavimento.

Il MOD Desktop è scaricabile dal loro sito web, ed è open source (ospitato su github). Una volta scaricato e scompattato dovremo entrare nella cartella estratta e fare doppio click sul file mod-desktop.run.

Nella scheda “audio device” ti consiglio di scegliere JACK / PipeWire. In questo modo vedrai li MOD Desktop come un host nel grafico di JACK o di PipeWire e potrai collegarlo a una DAW, o a un registratore veloce per salvare le tue sessioni.

Il grafico connessioni di PipeWire

In questa schermata potrai impostare il Buffer size (dev’essere uguale al sample rate che hai impostato in Studio Controls) e dovrai selezionare “duplex” se vuoi che il suono entri nel PC ed esca nelle tue cuffie. Solitamente disattivo la sezione MIDI e attivo i log per capire cosa non vada qualora ci fossero problemi.

Una volta impostato tutto correttamente clicchiamo sul pulsante “start” in alto.

Quando appare lo stato “running” possiamo cliccare sul pulsante “open web-gui”. Dovrebbe aprirsi una finestra del browser (Firefox, Chrome o quello in uso), ma se così non fosse digitiamo http://localhost:18181.

Configurazione del suono: La tua prima Pedalboard

Una volta aperto MOD Desktop, ti troverai davanti a una “canvas” vuota. Ecco come costruire un rig che suona come un ampli vero:

  • Ingresso: Trascina l’input della scheda nel grafico.
  • Noise Gate: Essenziale per le schede economiche. Inserisci un “Guitarix Noise Gate” all’inizio della catena.
  • Amp Simulation: Cerca i plugin Neural Amp Modeler (NAM) o AIDA-X. Questi sono i “game changer”: caricano modelli basati su AI che suonano esattamente come amplificatori reali.
  • Cabinet (IR): Non dimenticare il simulatore di cassa! Usa un caricatore di IR con un file di qualità (molti sono gratuiti online).
  • Uscita: Collega l’ultimo pedale alle uscite della scheda.
Un complesso rig di esempio

Se il suono gracchia, torna su Studio Controls e aumenta leggermente il Buffer (es. da 128 a 256). Se invece senti ritardo tra quando tocchi la corda e quando senti il suono, abbassalo.

Una volta capito il meccanismo sarà semplicissimo aggiungere gli effetti che vorrai e creare il tuo suono come lo vorrai. Tieni presente che il plugin AIDA-X è più leggero rispetto al Neural Amp Modeler, è da preferire se vedi la CPU (in basso a destra) a percentuali alte (60% – 80%). Inoltre questi ultimi due plugin e il simulatore di cassa da soli non fanno nulla se non carichi delle simulazioni esterne. A questo proposito ti consiglio di scaricarti i tuoi preferiti, o quelli che vorresti da https://www.tone3000.com/.

Certo, potresti ancora spendere 3000 euro per un amplificatore valvolare che i tuoi vicini impareranno a odiare in meno di un riff. Oppure puoi scaricare Ubuntu Studio, configurare il tuo MOD Desktop e ottenere un suono indistinguibile a costo quasi zero. I tuoi vicini ringrazieranno, il tuo conto in banca pure, ma se ti avanza una cassa potente e se ti piace disturbare i vicini lo puoi sempre collegare al MOD e fare ciò che più ti piace (disturbare i vicini). Buona registrazione!


TheJoe

Mantengo questo blog a livello amatoriale dal 2009. Sono appassionato di grafica, tecnologia, software Open Source. Fra i miei articoli non sarà difficile trovarne circa la musica, ed alcuni di riflessioni personali, ma preferisco indirizzare la linea del blog principalmente verso la tecnologia. Per informazioni contattami.

1 commento

MOD Dwarf: Il multieffetto linux-based che rivoluziona il setup del chitarrista » TheJoe.it % · 30 Marzo 2026 alle 7:00 AM

[…] plugin e creare catene di segnale complesse. L’interfaccia è identica a MOD Desktop (di cui abbiamo già parlato qui), quindi se hai già dimestichezza con quel software non dovrai imparare un nuovo […]

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