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Qualche anno fa acquistai un disco esterno USB per via del limitato spazio che potevo offrire ai file all’interno del computer (e anche per farmi qualche sano backup ad intervalli regolari), ed ho optato per un bel disco LaCie da 1tb di memoria. Sto parlando ancora di qualche anno fa, si trattava in effetti del disco più capiente sul mercato consumer.

Proprio oggi, nonostante l’apparente normale accensione, mi accorgo che oltre alla classica spia blu che indica il funzionamento del dispositivo, se n’è aggiunta una rossa che non mi fa certamente ben sperare. Vado a ripescarmi il manuale in PDF che avevo lungimirantemente copiato nel mio hard disk e scopro che la spia rossa segnala un errore del disco.

Molto bene, a questo punto vado avanti con la lettura, da qualche parte ci sarà pure scritto come “risolvere” gli errori del disco, ma mio malgrado scopro che un’utility che faccia al caso mio (o una soluzione da tamponamento fornita da LaCie stessa) non è fornita nè tramite supporto digitale, nè tantomeno come spiegazione del fenomeno.

Dopo i primi cinque minuti di indignazione nei confronti della LaCie (non puoi indicarmi che c’è un problema e non indicarmi una possibile soluzione) tento da buon utente GNU/Linux di risolvere il problema da solo, forse LaCie si aspettava che avrei contattato il supporto tecnico, ma ho avuto la meglio.

Per prima cosa il problema prendo atto che il problema non pregiudica in tutto il funzionamento del mio disco, riesco ad accedervi tranquillamente in lettura e scrittura. Cosa molto più probabile è che si sia bruciato qualche cluster ed il disco dopo la sua scansione interna pre-accensione mi segnala un problema.

Molto bene, ricordavo di un ottimo tool a riga di comando per la scansione dei dischi: “fsck“. Vado a leggermi il manuale e scopro che dev’essere lanciato verso un disco che non sia montato, pena il possibile danneggiamento dello stesso. Al mio disco USB è assegnata la risorsa “/dev/sdb“, i dati risiedono nella prima partizione (la principale). Di conseguenza il comando per smontare.

[user@localhost ~]$ sudo umount /dev/sdb1

Diventiamo superuser ed inseriamo la password di root.

[user@localhost ~]$ su

Poi lanciamo “fsck” e “risolviamo” automaticamente gli errori con la variabile “-a”.

[root@localhost ~]# fsck -a /dev/sdb1

L’output sarà a grandi linee il seguente:

fsck from util-linux-ng 2.17.2
dosfsck 3.0.9, 31 Jan 2010, FAT32, LFN
There are differences between boot sector and its backup.
Differences: (offset:original/backup)
65:01/00
Not automatically fixing this.
FATs differ but appear to be intact. Using first FAT.
Performing changes.
/dev/sdb1: 222962 files, 12508840/30516550 clusters

Ovviamente più il disco sarà capiente, più tempo impiegherà il programma ad eseguire la scansione completa.

In conclusione è sempre bene tenere i propri dati al sicuro, non solo perché le nostre informazioni non vengano lette da terzi, ma soprattutto per averne accesso un domani in caso di guasti. I backup sono la nostra unica soluzione.

Non ti basta?


TheJoe

Mantengo questo blog a livello amatoriale dal 2009. Sono appassionato di grafica, tecnologia, software Open Source. Fra i miei articoli non sarà difficile trovarne circa la musica, ed alcuni di riflessioni personali, ma preferisco indirizzare la linea del blog principalmente verso la tecnologia. Per informazioni contattami.

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