TheJoe.it Into the (open) source

28feb/100

Una novità: “MPD”

Wiki.pngMPD in informatica è l’acronimo di “Music Player Daemon”, una vera novità per il mondo dell’informatica.

Fin’ora siamo stati abituati a pensare ai player audio come programmi monolitici, potenzialmente anche molto pesanti, i quali si prendono carico di tutte le operazioni relative ai file audio. Per citare qualche esempio “Windows Media Player”, “iTunes”, “Amarok”, “Exaile”. Tutti i suddetti programmi creano una playlist elencando il contenuto di una o più cartelle all’interno del pc, ed eventualmente organizzandole secondo i dati salvati all’interno (come avviene con i dati EXIF delle foto), riproducono i file ed eventualmente equalizzano (più qualche funzione opzionale come la gestione delle copertine, i testi, l’acquisto di biglietti, ecc.).

27feb/100

Template CSS gratuiti su “Styleshout.com”

styleshout_freshpick.jpgNavigando per caso nel sito di Webmin, mi sono imbattuto nel footer che rimanda ad un piccolo portale che offre template web standard.

Il sito in questione è “Styleshout.com”, e i template che offre sono divisi in due grosse categorie: “Website templates”, i template liberamente usabili, e “Premium templates”, i template a pagamento. I template gratuiti sono rilasciati sotto licenza CreativeCommons, che oltre a richiedere di preservarne l’autore ed a mostrarne il relativo nome, obbliga ad inserire un link (linkback) al sito dell’autore stesso.

26feb/104

Alcuni consigli nell’uso di “.htaccess”

not_found.jpg Arrivato al terzo post consecutivo su “.htaccess” credo sia il caso di dire che l’argomento mi intrighi sufficientemente. Oggi vedremo alcuni consigli e customizzazioni nell’uso di “.htaccess”, migliorando le prestazioni del nostro server.

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25feb/100

Usare il file “.htaccess” per bloccare l’hotlinking

broken_link.jpg Continuiamo a parlare di “.htaccess”, oggi vediamo come bloccare gli hotlink alle immagini residenti nel nostro server.

Già ieri abbiamo parlato di come proibire l’accesso alle nostre immagini da siti esterni (come spesso accade con forum o siti amatoriali), che non fanno altro che incrementare l’uso della banda, riducendo le risorse del nostro server. Nel caso di ieri l’utente vedrà il simbolo di immagine mancante, chi prova a collegarsi direttamente al sito ottiene l’errore “403 Forbidden”.

Oggi ci vogliamo invece divertire. Non sarebbe divertente se l’utente al posto di vedere l’immagine mancante vedesse un’altra immagine che lo esorta a non linkare dal nostro server? Questa volta dovremo creare un file “.htaccess” direttamente nella directory delle immagini. E’ possibile creare più “.htaccess” su di un server. Se ne possono creare uno per ogni directory. Vediamo come sarà il nostro per le immagini:

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24feb/104

Usare il file “.htaccess” per bloccare gli accessi

googlebot1.jpg A chiunque sia capitato di monitorare gli accessi di un sito sarà capitato di imbattersi in accessi molto simili fra loro, spesso si tratta di crawler (lo stesso Google utilizza un sofisticato tipo di crawler chiamato GoogleBot). Parafrasando Wikipedia:

Un crawler (detto anche spider o robot), è un software che analizza i contenuti di una rete (o di un database) in un modo metodico e automatizzato, in genere per conto di un motore di ricerca.

Solitamente i crawler sono innocui, creano un limitatissimo traffico all’interno del sito (se fatti bene) per offrire il servizio di indicizzazione che tutti ben conosciamo ed apprezziamo. [more]

Esistono però dei crawler che, con gli stessi meccanismi dei crawler di indicizzazione, scansionano il web alla ricerca di falle nel codice delle pagine. Come sappiamo non sempre i webmaster sono attenti nella programmazione, e a volte veniamo a conoscenza di alcune falle nella sicurezza del sito (o portale). Questi crawler dannosi esplorano in lungo e in largo il web, indicizzando le pagine per se stessi al fine di poter “bucare” il sito, ed avere accesso al server o peggio a dati sensibili.

Inoltre, oltre a non farci un buon servizio di indicizzazione, aumentano l’uso della banda, costringendo il navigatore a visitare il sito più lentamente. Insomma… oltre al danno la beffa.

È però possibile tramite un semplicissimo file di testo bloccare l’accesso a determinati IP o “user agent” una volta individuati. Sto parlando del file “.htaccess”.

Il file “.htaccess” è un file di configurazione utile al server, uno strumento molto semplice, ma altrettanto potente, e non può essere usato con leggerezza. Un errore nella configurazione del file potrebbe inibire al webmaster l’accesso alle proprie pagine, per cui andiamoci cauti.

Il metodo più sicuro per sapere se lo “user agent” che ha fatto di recente visita al sito è un crawler dannoso è una ricerca su Google. Cerchiamo separatamente lo “user agent” e l’indirizzo IP dal quale ci è arrivata la richiesta.

Blocco del bot tramite “.htaccess”

Questo esempio, e tutti i successivi, possono essere aggiunti in fondo al file “.htaccess”, sempre che sia stato creato. Se non è già esistente è possibile crearlo: un semplice file di testo che chiameremo “.htaccess” andrà messo nella “root directory” del server.

#sbarazziamoci del bot
RewriteEngine on
RewriteCond %{HTTP_USER_AGENT} ^BadBot
RewriteRule ^(.*)$ http://go.away/

Che fa questa parte di codice? Semplice. Le poche righe qui sopra dicono al server di controllare ogni accesso il cui “user agent” inizi con “BadBot”. Quando ne trova uno che coincide lo reindirizza ad un indirizzo non esistente chiamato “http://go.away/”.

Ora vediamo come bloccarne più di uno:

#sbarazziamoci dei bot
RewriteEngine on
RewriteCond %{HTTP_USER_AGENT} ^BadBot [OR]
RewriteCond %{HTTP_USER_AGENT} ^EvilScaper [OR]
RewriteCond %{HTTP_USER_AGENT} ^FakeUser
RewriteRule ^(.*)$ http://go.away/

Il codice di qui sopra fa esattamente le stesse cose che faceva il primo, in questo caso blocca tutti gli “user agent” che iniziano con “BadBot”, “EvilScraper”, “FakeUser”. Notare che quando c’è più di un bot da bloccare è necessario mettere “[OR]” alla fine della riga di tutte le regole, tranne che all’ultima.

Blocco dei “ladri” di banda

Chi naviga di solito non lo sa, ma spesso accade che per non appesantire il proprio server (o per semplice ignoranza) alcuni webmaster includano delle immagini residenti altrove nelle proprie pagine. Questo alleggerisce il carico del server che non ha l’onere di ospitare l’immagine, ma appesantisce il traffico sul server in cui l’immagine risiede, senza contare che il secondo server non ha alcuna pubblicità dal lavoro svolto.

Visto che non possiamo permetterci di cambiare a rotazione le immagini del nostro sito, anche in questo caso “.htaccess” ci viene in aiuto.

RewriteEngine on
RewriteCond %{HTTP_REFERER} ^http://.*somebadforum\.com [NC]
RewriteRule .* - [F]

In questo modo “somebadforum.com” sarà reindirizzato ad un codice403 Forbidden” per ogni immagine inclusa. Il risultato finale sarà il classico simbolo di immagine mancante (broken image), e la banda del nostro server sarà salva.

Per bloccare più di un sito questo è il codice:

RewriteEngine on
RewriteCond %{HTTP_REFERER} ^http://.*somebadforum\.com [NC,OR]
RewriteCond %{HTTP_REFERER} ^http://.*example1\.com [NC,OR]
RewriteCond %{HTTP_REFERER} ^http://.*example2\.com [NC]
RewriteRule .* - [F]

Come sopra, notare sul finale di ogni riga “OR”, ad eccezione dell’ultima.

Bannare gli IP

Può anche capitare che i bot si facciano furbi, e a rotazione cambino il loro “user agent”, in modo da avere continuo accesso alle pagine del sito. Quando capita questo fenomeno uno dei modi per bloccare l’accesso al bot “fantasioso” è bloccare l’IP (bloccarlo solo se c’è un continuo accesso dallo stesso IP). Sempre nel nostro fidato “.htaccess” aggiungiamo le seguenti righe:

order allow,deny
deny from 192.168.44.201
deny from 1.2.3.4
deny from 5.6.7.8
allow from all

In questo esempio blocchiamo tre indirizzi IP, con l’ultima riga garantiamo l’accesso a tutti gli altri. Ma è anche possibile bloccare l’accesso alla radice dell’indirizzo (es. 192.168.*):

order allow,deny
deny from 192.168.
deny from 100.29.
deny from 500.699.
allow from all

Con queste regole tutti gli indirizzi IP che iniziano con “192.168.” (e seguenti) verranno bloccati.

Suggerisco sempre di creare un backup di “.htaccess”, non sempre le cose vanno come vogliamo, e non sarebbe utile a nessuno non avere più l’accesso al proprio server. Gli hoster più diffusi offrono il supporto al file “.htaccess”, nel caso in cui il tuo hoster non offrisse tale supporto credo sia il caso di cambiare hoster.

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23feb/102

Musica: “What Can I Do?”

brains

Continua la carrellata di pezzi autoprodotti. Oggi vi propongo “What Can I Do?”, un pezzo originalmente prodotto dai BrainStorming nel 2004 incluso nel demo “4002 Omed”. La versione originale aveva dei suoni inascoltabili, in questa ho modificato il ritornello e tra l’altro manca la voce.

Forse in questi giorni riuscirò a trovare il pezzo originalmente inciso dai BrainStorming, in modo che possiate fare un confronto diretto.

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22feb/100

Domini “.co.nr” gratuiti

logo_conr.gif Come i domini con estensione “.tk” delle isole Tokelau, una manciata isolette sperdute nel Pacifico, anche i domini con estensione “.co.nr” sono gratuiti.

I domini “.nr” appartengono allo Stato del Nauru, in Oceania. L’offerta del redirect da “.co.nr” però non parte dall’amministrazione dello stato. In realtà è registrato il dominio “http://co.nr/” per puntare gratuitamente alla pagina scelta dall’utente registrato, che utilizzerà un sottodominio di “.co.nr” (ad esempio “http://thejoe.co.nr/”. [more]

Il vantaggio di usare un dominio con estensione “.co.nr” è la gratuità del dominio, e la brevità che riesce a mantenere, nonostante sia un dominio di secondo livello. Inoltre registrandosi si ha l’accesso alla propria pagina index del sottodominio, e la relativa possibilità di modificare descrizione e keywords.

Fra gli svantaggi trovo purtroppo impossibile monitorare gli accessi al sito tramite Google Analytics. E’ possibile monitorare il dominio reale (in cui risiede il sito) con Analytics, ma il dominio stesso non è “monitorabile”. Tra l’altro non si tratta di un vero e proprio redirect, viene invece creato un “iframe” al 100% della grandezza della pagina, dentro al quale è mostrato il sito “vero”.

Questo blog, non essendo un blog professionale, non necessita di una registrazione dominio professionale, e si avvale del servizio gratuito offerto da “.co.nr”.

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16feb/101

Tutorial: La tecnica dello “split-toning” con Gimp

split-toning_risultato.jpg La tecnica dello split-toning consiste nell’alterare i colori naturali di un’immagine. Oggi vedremo come applicare questa tecnica con Gimp in pochi semplici passaggi. Per capirci con un esempio la foto mostra il “prima” e “dopo” l’operazione. [more]

Per prima cosa scegliamo una bella foto su cui operare. Meglio se scattata da noi, altrimenti Flickr e Panoramio sono fonti inesauribili di fotografie (se le pubblicate occhio a rispettare le licenze).

15feb/100

Musica: “qbsc.mp3″

thumb_tramonto.jpg Dopo aver integrato un piccolo lettore mp3, “1 bit audio player”, fra le pagine di questo blog, ho pensato che i contenuti da me (e pochi altri) creati, potranno essere direttamente fruibili e scaricabili.

Il primo della lista è l’ormai celebre “qbsc.mp3”, che dopo aver spopolato fra i cellulari dei conoscenti ora approda sul web. Il motivo del nome è facilmente comprensibile dopo l’ascolto.

Tengo a precisare che il breve file audio è stato realizzato solo con prodotti open source. Sistema operativo, DAW, drum machine e tool di mastering utilizzati sono software open source.

L’immagine iniziale proviene dal blog LittleButterfly che ringrazio.

A breve realizzerò una pagina in cui verranno elencati tutti i lavori.

Buon ascolto.

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14feb/103

Buon San Valentino

4355798827_fc1c82d41e_m.jpgSan Valentino, la festa degli innamorati.

Se non avete nulla di meglio da fare durante la festa degli innamorati vi consiglio qualche “brush” per GIMP, naturalmente coerente con la festività.

Buon San Valentino

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